“Il Signore con la morte ci introduce dentro questa dimensione definitiva che è la vita
in Dio: se l’inferno è la solitudine per sempre, il paradiso è la comunione tra di noi, i
nostri cari, il Signore ed è il compimento di tutte le nostre fatiche con la gioia di
vedere Lui (Dio), ma con la gioia di sapere che anche se la nostra vita su questa terra
ci ha lasciato tante domande aperte, in Dio, nel Suo amore troverà sempre la sua
risposta”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel corso della celebrazione
della Santa Messa, officiata nei tre cimiteri cittadini (Sambiase, Nicastro,
Sant’Eufemia) nel giorno in cui si ricordano i defunti.
“La commemorazione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle defunti – ha aggiunto il
Vescovo – porta con sé, come sperimentiamo di anno in anno, una caratteristica di
tristezza perché, umanamente, il distacco da coloro con cui abbiamo condiviso una
vita (gioie, dolori, attese, speranze, successi, fallimenti) fa male. Noi, però, non siamo
destinati soltanto ad avvinghiarci dentro i drammi della nostra umanità: la Parola di
Dio ci ha detto che dobbiamo poter guardare anche oltre”.
Per monsignor Parisi, “proprio il cimitero è uno spazio dal quale si guarda oltre”. Ed
è un guardare “oltre alla sofferenza che c’è già stata, magari nostra o dei defunti, oltre
alla nostra vita a volte fondata su cose che non hanno tanto senso, su cose secondarie
che prendono, invece, il primo posto. Si deve guardare oltre noi stessi – ha aggiunto –
perché siamo chiamati a vivere la nostra esistenza con la passione dell’amore, quella
che ci ha testimoniato Gesù, morto e risorto per noi. Ecco perché le letture di oggi ci
hanno detto di guardare oltre”.
In particolare, ha sottolineato il Vescovo, “la prima lettura dal libro della Sapienza, ha
detto che i giusti sono nelle mani di Dio: questa è una grande consolazione perché
vuol dire che vivere la vita della giustizia, vivere la vita nel rispetto dell’altro e anche
nel soccorso, nella cura, nell’attenzione per l’altro significa prepararsi ad essere
accolti nelle mani di Dio. Anche la seconda lettura di oggi tratta dall’Apocalisse
addirittura aveva sentito quella frase molto forte, mentre Dio si china ad asciugare le
lacrime sul volto dell’uomo non ci sarà più la morte”. Questo “perché il Signore ha
vinto la morte, cioè ha dato un senso, ha detto che dalla morte si può guardare oltre e
oltre la morte c’è ancora vita. E la stessa cosa abbiamo ascoltato nelle beatitudini che
sembra un testo davvero strano. Che cosa vuol dire beati i poveri, i miti, coloro che
adesso soffrono? Vuol dire, appunto, che c’è un oltre”.
Da qui la sollecitazione, “nel visitare i cimiteri oggi, e nel fare la memoria dei nostri
fratelli defunti, a vivere bene nell’amore nella carità i giorni che il Signore ci regala –

ha concluso monsignor Parisi – per riempirli di senso, di attesa, di speranza, per fare
in modo che nel nostro oltre ci troveremo gratificati dalla presenza del Signore”.